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Un inizio per la pace

calòlivneCatania. Vive in un kibbutz a Sasa in Galilea (Israele). Tutti i giorni sente il tetro sibilo dei missili passarle sulla testa. Ha vissuto con ansia e paura l'intifada del conflitto istraelo-palestinese del 2000. Si chiama Angelica Edna Calò Livnè di Roma Testaccio, ebrea. E' un'insegnante, educatrice, formatrice, regista, scrittrice, fondatrice e direttrice artistica della Fondazione Beresheet LaShalom Un inizio per la pace  con sede nell'Alta Galilea in Israele. 
Vivace, vulcanica, intraprendente, a venti anni, decide di fare qualcosa di concreto per la pace in Medio Oriente. Sviluppa dunque un metodo di educazione per i giovani attraverso l'arte teatrale. Attrice, regista e coreografa, fonda la Compagnia Teatrale dell'Arcobaleno con lo spettacolo di teatro-danza Beresheet. Rappresenta i suoi spettacoli con ragazzi musulmani, ebrei, cattolici, drusi e cirkassi della Galilea, veri protagonisti e destinatari del suo progetto di pace, i quali assumono essi stessi il ruolo di giovani ambasciatori nel mondo per una coesistenza possibile tra etnie e religioni diverse tra loro. Angelica Edna Calò Livnè ha lavorato in tutto il mondo con giovani provenienti dall'Egitto, Palestina, Marocco, Giordania, Malta, Italia, Brasile, Polonia, Estonia, Penisola Scandinava e con tante donne straniere, madri ed educatrici, ambasciatrici di pace.
Il suo impegno per il dialogo tra i diversi e gli emarginati le è valso molti riconoscimenti e nel 2005 una candidatura al Nobel per la Pace.
Di questi giorni il suo tour per la Sicilia (Siracusa, Augusta e Catania), ospite del Kiwanis regionale, su organizzazione del distretto di Caltagirone, con il convegno  “Una cultura in tante Culture”, dove ha proiettato il video con le testimonianze dei ragazzi coinvolti nel progetto, tutti orfani della guerra istraelo-palestinese, dove il loro odio per gli altri si è trasformato in amore e pacifica convivenza. Durante la conferenza tenutasi presso l'IIS Eredia Fermi di Catania, ha presentato il libro “Memorie di “Un Angelo Custode  Un manuale per chi ha perso la speranza”, dove l'angelo custode le parla in romanesco. “E' la mia coscienza” ci dice con il volto solare e sorridente, coinvolgente “Sono i miei genitori, uno di Trastevere e l'altro dei ghetti romani, morti qualche hanno addietro, che mi dicono: statti calma, non esagerare, ti aspettano tuoi mariti e i tuoi figli, i quali hanno condiviso il mio progetto di pace in Medio Oriente”. 
Il ruolo delle donne rimane insostituibile in ogni settore della società ed è evidente che sono ambasciatrici di pace in tutti i luoghi ove operano, perché esse stesse sono figlie e madri.
Ettore Minniti 
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