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Emigrare! Quando i giovani talenti lasciano l'Italia

valigie2“In un anno è diventato norvegese!”. Così titolava l'anno scorso il giornale Afenposton, uno dei maggiori quotidiani di Oslo. Ha imparato la lingua leggendo “Gente e briganti della città di Kardemumme” (un libro per bambini famoso in Norvegia come Pinocchio in Italia). Emanuele Lombardo e la sua famiglia hanno dovuto lasciare l'Italia e la Sicilia sferzata dalla crisi. Sulla metropolitana, Emanuele Lombardo mostra al piccolo Anders (norvegese, quattro anni) come ha imparato a parlare in norvegese mentre viaggiava avanti e indietro dal lavoro dopo essere venuto in Norvegia. Adesso Emanuele Lombardo conosce quel libro a memoria. Il giornalista Robert Veiåker racconta del giovane siciliano emigrato dalla sua terra natia per cercare fortuna in Norvegia. “Lui è venuto da solo in questa fredda terra, mentre la moglie e i due figli, di tre e sei anni, restavano in Sicilia. Emanuele Lombardo (41 anni), alto 173 cm, con capelli scuri e ricci e con un largo sorriso, ha ottenuto un primo lavoro presso un caseificio nella cittadina di Ås. Un lavoro duro, sicuramente, una soluzione temporanea, ma pur sempre un lavoro: qualcosa da mettere sul CV e la possibilità di ottenere un codice fiscale norvegese”. Ogni giorno viaggiava per due ore con bus e treno per compiere il proprio lavoro, con il libro “Gente e Briganti della città di Kardemumme” su una gamba e un vocabolario elettronico sull'altra. Sul vocabolario, Emanuele ha dovuto cercare ogni singola parola di quel libro: “Sono... il polizziotto... Bastian... e sono gentile... con tutti...”. Nel pomeriggio viaggiava in senso inverso: altre due ora su treno e bus con libro e vocabolario: “Perché... è così che, io credo,... ognuno... debba comportarsi...”. È così che Emanuele Lombardo ha imparato la lingua. Quando il giornalista dell'Aftenposten l'ha incontrato era già abbastanza bravo da poter sostenere quasi tutta l'intervista in norvegese. Non un giovane qualunque dunque, ma una persona con delle qualità straordinarie. Ci si chiede come mai l'Italia e la Sicilia si siano fatti sfuggire un tale talento? Emanuele Lombardo aveva fatto tanti lavori nella sua terra natia: umili lavori, precariato, consulente per ditte di agroalimentari. Malpagato e sfruttato, ai limiti della dignità umana. Nel 2010 la crisi economica ha colpito anche lui e sua moglie Oriana.  “Apprezziamo molto il lavoro che ha fatto per noi” si è sentito dire dal suo datore di lavoro di quel tempo, Emanuele Lombardo, che sul curriculum annovera un dottorato di ricerca in Biotecnologie degli alimenti e un master in comunicazione, “ma da oggi in poi dovrai accontentarti di metà dello stipendio che hai percepito fino ad oggi! ”. E' questa l'Italia fondata sul lavoro? L'Italia che produce? Quella del Job Act? Della riforma del lavoro? Che ne pensa la deputazione nazionale e regionale del caso Lombardo Emanuele?  Cosa ne pensa il Ministro Poletti con la sua infelice frase: “La fuga di 100mila giovani all'estero? In alcuni casi è un bene “non averli più tra i piedi”? 
È così che lui (Lombardo) ha deciso di aprire una propria impresa. Alcuni mesi il guadagno era buono. In altre occasioni era troppo poco. Anche alla moglie, biologa genetista, è stato offerto un contratto a stipendio dimezzato.  È stato allora che la coppia non è più riuscita a vedere buone prospettive all'orizzonte e ha preso la difficile decisione: emigrare! Il giornale Aftenposten aveva scritto: “La condizione economica del Sud Italia va di male in peggio. I giovani partono. L'economia va a picco. Tutta l'Europa del Sud si trova in queste condizioni ormai da qualche tempo. Dal 2010 sono circa 11.000 le persone registrate come residenti in Norvegia per ragioni di lavoro con provenienza da Italia, Spagna e Portogallo. Le organizzazioni di aiuto sociale dichiarano che i numeri sono in aumento” . Ed è naturale che la destinazione fosse la Norvegia. Emanuele Lombardo aveva già due fratelli qui. Per i primi due mesi è stato ospite del fratello più giovane, poi del fratello maggiore, fino a quando ha pensato “non posso più stare sulle spalle dei miei fratelli”.È stato allora che Lombardo ha fatto il suo avvento in Norvegia. Il fratello maggiore l'aveva aiutato a scrivere e a spedire settanta candidature ad altrettanti colloqui di lavoro. I primi sessantanove riceventi avevano risposto che lui, purtroppo, in quell'occasione, non era stato considerato il candidato adatto alla posizione. Il Comune di Oslo, invece, ha risposto : “Venga a incontrarci! Abbiamo voglia di ascoltare che cosa ha da dirci”. Emanuele Lombardo sapeva di non poter bruciare quell'occasione. Era quella la possibilità per la quale era stato lontano dalla moglie e dai due figli per tutto quel tempo. In un colloquio di tre quarti d'ora Emanuele ha venduto le sue capacità, le sue idee e le sue soluzioni in un norvegese che aveva imparato sul treno leggendo un libro per bambini. Se non avesse sostenuto il colloquio in norvegese non sarebbe stato selezionato. Invece Emanuele ha ottenuto un contratto per un anno nella posizione di leader del Centro Multiculturale per l'Impresa del quartiere di Grorud. Lombardo sostiene che i norvegesi sono gente per bene, disponibili e accoglienti. Ma c'è una cosa che dovete sapere di Lombardo: se voi gli date un suggerimento, lui ve ne da in cambio tre. Le sue idee non hanno limiti, e lui le espone con un linguaggio corporeo estremamente convincente. È stato assunto a lavorare al comune di Oslo perché ha affrontato il colloquio in un norvegese più che comprensibile, ma soprattutto perché si è presentato all'intervista con la proposta di un piano dettagliato per lo sviluppo futuro del Centro Multiculturale per l'Impresa del quartiere di Grorud.  “È la prima volta che mi capita una cosa simile!” dice l'uomo che l'ha assunto, il caposezione Jarle Stave Botnen. Il lavoro di Lombardo è tenere corsi di formazione per chi intende aprire un'impresa in Norvegia. Botnen è impressionato da quanto rapidamente e bene Emanuele Lombardo abbia imparato a parlare il norvegese. A proposito del lavoro di Emanuele nell'istruire chi ha avviato un'impresa in Norvegia o che hanno intenzione di farlo dice: “Emanuele è estremamente creativo e riflessivo. Oltre a ciò ha una robusta esperienza personale come imprenditore e una preparazione universitaria davvero rara. A tutti gli effetti rappresenta una risorsa preziosa per il nostro progetto. Lui è il leader di un progetto orientato al futuro, un lavoro su cui il Comune di Oslo investe molte energie. Il progetto porta ottimi risultati all'interno di un'area d'intervento che riguarda l'intera area della capitale. Grazie a questa iniziativa molte persone comuni hanno l'opportunità di provare a fondare un'impresa solida e a porre le premesse per soddisfare in maniera auto noma le proprie esigenze sotto il profilo economico. Esiste una grande richiesta di mercato per questo servizio, nel tessuto economico del quartiere di Grorud, e c'è un ottimo potenziale di crescita. Il progetto, sotto la guida di Emanuele, da un contributo significativo alla città”. 
Anche la moglie Oriana, che nel frattempo l'ha raggiunto in Norvegia con i due figli, ha trovato un lavoro presso l' Ospedale come biologa per le diagnosi prenatali. I figli fanno passi da giganti nell'apprendimento della lingua, ben inserendosi nel mondo scolastico, come solo i bambini sanno fare; e quando gli chiedono se dovranno tornare presto a casa in Italia, Emanuele Lombardo risponde: “Adesso è la Norvegia la nostra casa”. Intanto, i nonni, in Sicilia, nello scorrere inesorabile del tempo, da una parte sono contenti per quanto realizzato da Oriana ed Emanuele, dall'altra parte si vede solcare sul loro viso una lacrima perché in un solo colpo la loro casa si è svuotata di figli e nipoti e, nel silenzio di quei luoghi, imprecano verso chi è abile venditore di chiacchiere, incapace di creare migliori condizioni di vita per i figli di questa martoriata terra di Sicilia.
I cittadini comuni, a gran voce, chiedono che chi ha responsabilità di governo abbia l'onestà intellettuale di chiedere scusa a questa giovane coppia che è stata costretta a emigrare (o togliersi da piedi come sostiene qualcuno) per realizzare il loro sogni e il loro futuro.
Ettore Minniti 
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