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Sturzo e la Sicilia

Sturzo e la Sicilia, un volume unico per far comprendere che per colmare il profondo divario tra Nord e Sud è necessario porre il Mezzogiorno nelle condizioni di diventare il grande protagonista di una politica mediterranea e far crescere nei meridionali la convinzione che la redenzione comincia da noi, senza attendere che lo sviluppo del Sud possa venire solo dall'esterno.

Il libro, edizione Pegaso Caltagirone, con prefazione di Chiaramonte, La Tora, Palladino, introduzione e testo a cura di Franco D'Urbino, verrà ceduto gratuitamente a coloro che desiderano approfondire le varie tematiche che affliggono ancora oggi la Sicilia.
Rivolgersi a CO.FIN.AS – Via Giovanni Burgio, 41, Caltagirone. Ore ufficio.

 

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LA COSTITUZIONE E IL RUOLO DEI PARTITI

SETTEMBRE 2019 ANNO XXIII

 

In questi giorni gli anti-M5S, e non solo, si sono indignanti per il voto sulla Piattaforma Rousseau per determinare la politica nazionale del Movimento. Il problema è serio nella misura in cui i ‘partiti’ non sono regolati da una legge dello Stato.

Se l’art. 1 della Costituzione recita che “la sovranità appartiene al popolo”, con un paletto fondamentale “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”; l’art. 49 afferma che: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” . Inizialmente le formazioni intermedie erano state concepite, dal legislatore costituente italiano, come strumento per difendere i diritti dei singoli dall’invadenza dello Stato, in seguito i partiti –liberi di operare senza alcuna reale forma di controllo e di garanzia - si sono trasformati in luoghi di non compressione degli stessi diritti dei singoli nel momento in cui questi, appunto, divenivano loro iscritti. [N. Bobbio, 1986].
Lo comprese il senatore Luigi Sturzo, con il suo progetto di legge del 16 settembre 1958, e per molti anni unico, che occorreva una legge per i partiti politici.

Progetto di legge relativo al riconoscimento della personalità giuridica dei partiti, alla loro contabilità e ai loro rendiconti, nonché alla limitazione delle spese elettorali dei candidati. L'iniziativa di Don Sturzo nasceva dalla necessità di «moralizzare la vita pubblica e ... di togliere la grave accusa diretta ai partiti e ai candidati dell'uso indebito del denaro per la propaganda elettorale». Egli valutava che per ottenere gli «scopi di pubblica moralizzazione» fosse necessario anzitutto «affrontare il problema giuridico della figura e dell'attività dei partiti», da cui sarebbero derivati pubblicità dei bilanci e garanzie per la gestione democratica dei fondi disponibili.

«Occorre - scriveva don Sturzo nella relazione che accompagnava il disegno di legge - che il partito, pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile e posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità... Nel sottoporre gli associati non uti singuli, ma come corpo morale a determinati obblighi, la personalità giuridica e i diritti che derivano sono acquisiti con l'unico atto volontario, quello di darsi uno statuto e di depositarlo in forma autentica alla cancelleria del tribunale competente... Una volta stabilito l'obbligo del deposito dello statuto con l'effetto dell'acquisto della personalità giuridica, la discussione sul metodo democratico dei partiti prenderà aspetto concreto in base ad una elaborazione teorica e pratica che non mancherà... Nella fase attuale, è meglio mettere il problema da parte e lasciare che gli studi in merito diano sufficienti indicazioni per un susseguente atto legislativo».

Oggi (alla luce del caso M5S-Rouseau) è maturo il tempo in cui una legge definisca la missione dei partiti sulla base dell’art. 49. Essa dovrebbe dire perciò che i partiti politici sono libere associazioni di cittadini che hanno il fine di promuovere e favorire il concorso degli stessi cittadini alla determinazione della politica nazionale, stabilendone modi e tempi.

Quindi non è sbagliato affermare che la democrazia interna di un partito vale quale quanto la democrazia esterna e non può essere delegata ad un semplice Statuto o alle bizze o all’umore del segretario di turno, ma questa naturalmente è un'altra storia!

                                                                      ETTORE MINNITI.

QUALE FUTURO PER L’EUROPA? IL PENSIERO STURZIANO

                                                                                                                     QUALE FUTURO PER L’EUROPA? IL PENSIERO STURZIANO

                                                                Maggio 2019 Anno XXIII

 

Appartengo ad una generazione che aveva creduto ad una Europa unita e coesa, ad una federazione di stati europei, ad una grande potenza economica, militare e politica. Ho sempre pensato, e lo penso ancora, che le fondamenta culturali storiche di questo continente si basino su tre pilastri: ragione, giustizia, carità. L'Unione Europea è sotto attacco, colpita da troppe crisi. Dalla crisi economica e finanziaria, al terrorismo jihadista, all'emergenza dei migranti, all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione: tutto sembra rendere evidente l'incapacità dell'Europa di rispondere alle sfide che le si presentano e per questo da linfa ai detrattori dell'Unione, che vedono nel trasferimento di competenze al livello europeo la causa di tutti i mali e nella riappropriazione da parte degli Stati della loro piena sovranità la soluzione. Crisi globale iniziata nel 2007: la disoccupazione, l'attacco ai diritti civili e sociali, la crescita delle disuguaglianze e la questione ambientale, lo scioglimento dei grandi ghiacciai, il riscaldamento e innalzamento dei mari; questioni che mettono a rischio la sopravvivenza dell'uomo, la progressiva personalizzazione e coeva tendenza oligarchica e autoritaria della politica e della democrazia sono tutti aspetti che mettono in discussione l'attuale assetto economico e politico.
La questione europea, quindi, merita di essere approfondita e non banalizzata. Una realtà complessa, sia nei fondamenti teorici che nelle sue espressioni politico-istituzionali che si stanno traducendo in decisi cambiamenti nella vita degli europei che sembrano aver perso la loro identità. Le vicende dell'integrazione europea hanno stimolato un dibattito su una possibile identità comune europea. Thomas Eliot, (1888-1965), poeta statunitense, sottolineò che la cultura europea deve essere differenziata e pluralista, in contrapposizione ad una omogeneità politica. Ma non basta tutto ciò a spiegare l'identità europea. Montesquieu aveva formulato un'Europa federale di pregnante attualità: la sociètè de sociètès.
Purtroppo viviamo, senza accorgercene, molte guerre globali. Una , però, prevale sulle altre: la guerra delle parole; non cruenta, più silenziosa delle armi, ma insidiosa, giacché le parole si tramutano in voti elettorali. Una battaglia decisiva della guerra delle parole, con essa si scontrano: Populismo contro Individualismo; Patriottismo contro Nazionalismo; Sovranismo contro  Mundialismo; chi vince la tornata elettorale porta a casa il potere, con tutto quello che ne consegue. La Cancelliera tedesca Merkel ha detto che “gli stati nazionali devono rinunciare alla propria sovranità”; il Presidente della Francia Macron sostiene che “il patriottismo è il contrario del nazionalismo”.
Sono convinto che se fosse in vita Luigi Sturzo farebbe sentire la sua autorevole voce a tal proposito. Egli scrisse un libro sull'argomento: “La società: sua natura e leggi”. Il popolo è definito da Sturzo “potenzialmente come la forza sociale di controllo”, una “forza di limitazione dello Stato o meglio degli organi statali che si presuppone eseguano la sua volontà”. “Popolo significa democrazia, sostiene il Sacerdote calatino, ma la democrazia senza libertà significherebbe tirannia, proprio come la libertà senza democrazia diventerebbe libertà solo per alcune classi privilegiate, mai per l'intero popolo”. “Il popolo attraverso l'elettorato, diviene uno degli organi dello Stato a funzione particolare e precisa; o in quanto opinione pubblica può influire sugli altri organi dello Stato; o in quanto può, in un determinato momento, esprimersi in forma rivoluzionaria come antitesi delle classi che detengono il potere che si identificano con lo Stato. Il popolo come collettività, non è affatto un potere organico, né si può identificare con lo Stato”.
Sturzo è cosmopolita solo in senso etico-culturale: “Il popolo così definito non oltrepassa i confini della nazione, non postula esiti mondialisti, una reductio ad unum, a un organismo superiore”.
Il suo essere europeista è di conseguenza una posizione etico-culturale, senza rinunciare ad una sistemazione politico-istituzionale. Trascina nell'internazionale ciò che vale per il nazionale. Tratteggia una civiltà cristiana europea, una grande palingenesi europea favorita, da continui accordi con gli Stati Uniti.
Una Europa che è un po' distante da quella che viviamo oggi. Un'Europa politicamente indebolita, perché non ha fatto progressi integrativi concreti, si è fermata nella sua naturale crescita.
Egli vede necessaria un'Europa dei popoli, più che delle Istituzioni, propende per un'Europa delle Regioni e non degli Stati, per un'Europa priva di zone di influenza contrapposte, per un'Europa unificata, con un solo esercito, un solo parlamento.
Rispetto alla posizione della Merkel, che nega l'esistenza concettuale di popoli sovrani portatori di diritti collettivi, e rispetto ai cosiddetti sovranisti, che invece affermano il diritto indiscusso dei popoli di liberarsi dei poteri sovranazionali oppressori, Sturzo rappresenta una terza posizione: occorre una Europa forte e coesa, che superi il nazionalismo attraverso il regionalismo, custode di storie individuali simili, di coscienze solidificate nella storia diversa di ciascuna terra.
A cento anni della sua morte riscoprire il pensiero sturziano per un'Europa, patria dei popoli e delle regioni, è possibile!
                                                                                                                            Ettore Minniti

Amministrative a San Michele di Ganzaria. “Impegno comune” sceglie Danilo Parasole

8 - danilo fotoLa campagna elettorale per le prossime amministrative di primavera a San Michele di Ganzaria è ufficialmente aperta. Un gruppo di cittadini Sammichelesi, il 25 Febbraio scorso., ha annunciato il nome di Danilo Parasole come candidato a Sindaco.

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Il Ponte sullo stretto: tra fantasia e realtà!

 

 

 

Si torna a parlare del ponte sullo Stretto di Messina. Argomento di antica memoria. Un sogno o uno spreco inutile?

 

Di sicuro, un fertile terreno per le polemiche. Parte a testa bassa Nello Musumeci, governatore della Sicilia: “Il Ponte di Messina non è un capriccio per la Sicilia ma una necessità. Spero che tutti abbiano capito che l’approccio non può essere ideologico – ha aggiunto Musumeci - e spero che abbiamo compreso anche i più recalcitranti e i più diffidenti che il Ponte sullo Stretto è una necessità ormai non più rinviabile”.

 

Gli fa eco il suo fedele deputato regionale Galluzzo, presidente dell’intergruppo all’Ars sulla continuità territoriale, sviluppo, infrastrutture e Ponte sullo Stretto: “Chi dice no al Ponte è un ignorante e rappresenta una minoranza ideologizzata che da sempre ha fatto il male dei siciliani. Oggi - aggiunge Galluzzo– mentre le regioni del Nord auspicano più autonomismo per aumentare la loro capacità di sviluppo economico e ammodernare sempre più il loro sistema infrastrutturale, in Sicilia ritorna a farsi vedere qualche reduce di minoranze fallimentari sempre pronte ad additare tutti e tutto in virtù di una presunta superiorità intellettuale. Questa volta basta, noi andiamo avanti. Il popolo del Sì è di gran lunga superiore in numero e in qualità. Non riuscirete ancora una volta ad alimentare la rassegnazione. Sì alle grandi infrastrutture al Sud, Sì al ponte”.

 

Risponde a muso duro il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti, Michele Dell’Orco: “Il governatore della Sicilia Musumeci vuole una posizione netta del Governo sul ponte sullo Stretto? Eccola: No. Piuttosto pensi a infrastrutture fondamentali dell’Isola, visto che il Governo sta facendo la sua parte con 2,8 miliardi di nuovi investimenti ferroviari nel recente contratto Rfi-Mit”.

 

Dura è anche la replica dei deputati siciliani M5s in commissione Trasporti: “Di fronte ad una situazione infrastrutturale regionale veramente critica, Musumeci non solo dimostra di non avere il senso delle priorità, ma a questo punto dobbiamo constatare che gli manca il senso della realtà. Pensi piuttosto a colmare l’enorme gap infrastrutturale che lui e tutti i governi regionali hanno prodotto”.

 

Il Ponte sullo Stretto è un’infrastruttura su cui si giocano diversi equilibri politici ormai da decenni. Sinistra o destra poco importa.

 

La verità che a livello internazionale la nostra immagine è poco credibile.

 

Indiscutibile che tanti anni e costi ingenti per un’opera che non è mai stata realizzata, rappresenta un paradosso del Ponte sullo Stretto tutto italiano.

 

La Corte dei Conti ha stimato che solo nel periodo 1982-2005 sarebbero stati spesi quasi 130 milioni di euro, altre analisi parlano di più di 600 milioni di euro. In mezzo, la causa multimilionaria intentata dal consorzio di società Eurolink, vincitrice dell’appalto poi revocato. Ben 790 milioni di euro più gli interessi sono la richiesta di risarcimento danni allo Stato.

 

La diatriba tra i politici a noi sembra ricalcare bene i ‘polli di Renzo’: “con le povere bestie, le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. La Sicilia muore e costoro litigano sul da farsi, senza riuscire a trovare una soluzione.

 

Per i Siciliani il Ponte sullo Stretto e le infrastrutture territoriali inesistenti sono conciliabili tutte e due possono coesistere, bastare avere chiari costi e tempi di realizzazione e un serio piano industriale e progettazione e pianificazione almeno decennale.

 

Quello che addolora e fa aumentare la rabbia nei siciliani è la rappresentanza politica coesa e ben nutrita dei penta stellati siciliani, i quali, al momento, non sono riusciti a portare in evidenza nell’agenda politica nazionale la questione meridionale.

 

Basterebbe, poco, pochissimo, solo un gesto di buona volontà e dare alla Sicilia la continuità territoriale: € 50,00 a tratta per i voli aerei e per qualsiasi destinazione, in tutti i periodi dell’anno, Pasqua, Natale e Ferragosto compreso, per non far pagare ai nostri giovani che studiano e lavorano fuori dall’isola costi altissimi, a volte insostenibili per le famiglie, e magari impegnandosi a potenziare gli aeroporti di Trapani e Comiso.

 

Non chiediamo nulla che non possa essere realizzato nel breve periodo e senza sperare in Re Mida.

 

                                                                                                   Ettore Minniti

 

Amministrative San Michele di Ganzaria. Lo Tauro Candidato a Sindaco M5S: ”Creare Lavoro si può!”

9 - michele lo tauro foto

Il nome dell’ingegnere Michele Lo Tauro, 40 anni, è stato scelto all’unanimità dagli attivisti pentastellati sammichelesi. Nel passato non ha mai ricoperto ruoli in politica, da diversi anni è un simpatizzante all’interno dello stesso movimento.

Nato Ragusa e cresciuto a Santacroce Camerina l’ingegnere Lo Tauro si sente nello spirito e nell’animo cittadino sammichelese.

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A sessanta anni dai Trattati di Roma... Quali sfide ci attendono?

60 annivers-A sessanta anni dalla stipula dei trattati di Roma e all'indomani degli attentati di Londra, dopo la brexit inglese, emerge più che mai la necessità di creare gli Stati Uniti d'Europa.

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