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Sturzo e la Sicilia

Sturzo e la Sicilia, un volume unico per far comprendere che per colmare il profondo divario tra Nord e Sud è necessario porre il Mezzogiorno nelle condizioni di diventare il grande protagonista di una politica mediterranea e far crescere nei meridionali la convinzione che la redenzione comincia da noi, senza attendere che lo sviluppo del Sud possa venire solo dall'esterno.

Il libro, edizione Pegaso Caltagirone, con prefazione di Chiaramonte, La Tora, Palladino, introduzione e testo a cura di Franco D'Urbino, verrà ceduto gratuitamente a coloro che desiderano approfondire le varie tematiche che affliggono ancora oggi la Sicilia.
Rivolgersi a CO.FIN.AS – Via Giovanni Burgio, 41, Caltagirone. Ore ufficio.

 

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La logica della vita

 

IMG 5192Accadde a 15 anni, alla mia prima lezione di Biologia al Liceo, quella in cui ti dicono che stai per studiare qualcosa che etimologicamente significa "Logica della Vita". È stato allora che ho capito quale fosse la logica della mia. Da allora il mio sogno diventò quello di studiare Medicina e tutti i miei interessi si orientavano in quella direzione.

Dopo il diploma mi sentivo abbastanza preparata ad affrontare i test d'ingresso, ma fallii, e tutt'oggi considero quel fallimento la più grande delusione mai provata in vita mia. Non credendo nel potere dell'anno sabatico, optai per Chimica, ma non era la mia strada. Così l'anno successivo ritentai i test, stavolta sia di Medicina che di Infermieristica. Tagliata di nuovo fuori dal mio grande sogno, entrai (tra l'altro penultima classificata per Caltagirone) in Infermieristica. Il mio morale era a terra, ma io restavo determinata a raggiungere l'obiettivo. Mi sono appassionata tantissimo a quello che studiavo, ho dato il meglio di me all'Università e volevo continuare il percorso infermieristico che ormai avevo imboccato, quindi provai i test per la specialistica ed... esclusa di nuovo! Quel giorno stesso, incoraggiata da mamma e papà e dal loro "male che vada ti fai un'esperienza e torni", ho fatto il biglietto di sola andata per Londra. 

Ospitata a casa degli zii paterni, cui sono sempre grata del sostegno, approdai a Ruislip, zona 6 della capitale britannica. Investii tutti i miei regali di Laurea in un corso di inglese di 3 mesi ma realizzai presto il caro vita londinese così, trovata una vacancy (annuncio di lavoro) in vetrina, iniziai a lavorare nel forno di una bakery (panificio). Per quattro mesi la mia giornata tipo è stata: sveglia alle 5 del mattino, impastare e infornare pane, panini, biscotti e apple pies fino alle 10, doccia, e via sulla metro verso la City a scuola di inglese fino alle 6 del pomeriggio, cena e a letto. Nel frattempo avevo cominciato le pratiche (e le mille traduzioni di tutti i documenti italiani) per l'iscrizione all' Albo infermieristico britannico e iniziavo a costruirmi un curriculum vitae decente e a spedirlo qua e là su internet. Non ricevendo risposte, stanca di faticare così tanto per poche sterline a settimana, avendo problemi con la burocrazia inglese, in preda alla malinconia, alla solitudine e ad un persistente senso di fallimento avevo bisogno di una svolta, o sarei tornata.
Non avendo allora ancora ottenuto il mio numero di matricola all'Albo professionale, bussai alla porta di una Nursing Home (casa famiglia) cercando lavoro come Health Care Assistant, corrispondente OSS/OSA. Con il mio "maccherEnglish" feci un colloquio e mi assunsero! Felicissima: finalmente avevo i miei pazienti! Mi assegnarono ad una Dementia Unit. E' stata un'esperienza che mi ha segnata molto e che solo chi assiste malati affetti da questo tipo di malattie può capire. Mi buttavo a letto dopo turni di 12 ore psicologicamente stanchissima, e ritrovavo sotto le coperte la solitudine, la malinconia e quel senso di fallimento. Decisi dopo un mese che mi sarei licenziata, e proprio quel giorno ricevetti una telefonata da parte di una recruitment agency (agenzia di lavoro) , che mi invitava per un colloquio in un ospedale. Anche se mi proponevo come Health Care Assistant, anche se non ero ancora iscritta all'Albo, qualcuno aveva letto fino in fondo il mio CV e sapeva che ero un'Infermiera! Con un inglese ancora traballante prendo il taxi e vado a fare il colloquio... Metto piede al West Middlesex Hospital il 13 Luglio 2014, a sei mesi dall'inizio della mia esperienza in Inghilterra, ed è lì che da allora metto piede ogni volta che vado a lavoro! Ho lavorato con un contratto a tempo interminato per 9 mesi in un reparto di malattie respiratorie ed endocrine per acuti, dove mi sono sentita apprezzata ogni giorno sempre di più per il mio lavoro, dove ai pazienti non gliene è ma importato nulla di quando imperfetto fosse il mio inglese, dove ho imparato tantissimo e, nel mio piccolo, insegnato agli studenti di Infermieristica, una soddisfazione per me enorme. Non mi sono mai sentita indietro, se non per la lingua, che tutt'oggi rappresenta il mio punto di maggiore debolezza. Volevo di più, non avevo perso di vista l'obiettivo. Quindi decisi di fare un colloquio per la Rianimazione dello stesso ospedale, ed è lì che lavoro da Aprile: mi sono licenziata dal mio posto fisso per accettare un contratto di 18 mesi, cosa che ancora oggi mi suona strana a dirla! In primavera del prossimo anno inizierò la specialistica in Area Critica alla West London University. Non c'è stato nessun test a crocette, ma solo l'approvazione del mio team leader (che lavora con me ad ogni turno e che quindi conosce le mie abilità professionali piuttosto che mio padre o mio zio o il politico di turno) e a pagarmelo interamente sarà l'ospedale , che finanzierà i miei Studi affinché io cresca professionalmente, continui a prestare servizio all'azienda e faccia carriera, cosa in Italia impensabile per un Infermiere, che invece in Inghilterra può ambire a diventare Direttore unico di un ospedale.
Tutto questo in Italia sarebbe un miraggio. Mi hanno messo ripetutamente i bastoni tra le ruote, il sistema aveva deciso per me che studiare Medicina non sarebbe stato un sogno per me realizzabile, e lo ha fatto superficialmente, basandosi su delle crocette, come un gioco. Il sostegno enorme e costante dei miei genitori e del mio compagno e l'amore per la mia professione mi hanno dato la forza di insistere, di riscattarmi, e di non permettere a nessuno di farmi sentire una fallita.
Mi sono adattata al clima, al cibo e allo stile di vita inglese, guadagno bene, viaggio tanto, e anche se non ho veri e propri amici conosco tanta gente proveniente da tutto il mondo e trovo sempre qualche italiano con cui scambiare due chiacchiere. Ma da Caltagirone a Londra il passo non è mica breve e alla solitudine, a quella no, non mi sono ancora adattata.
Torno a casa per le ferie... e non è mai abbastanza. Il mio Paese mi manca, ma non mi avrebbe mai offerto tanto: 24 anni, il mio lavoro è quello di avere il pieno controllo di cuore, polmoni e reni di un paziente tra le mani, di gestire in pratica la Logica della sua Vita, ed è in questo che io ho trovato la mia.

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